Non si ricordava il suo volto.
Minimamente.
L'aveva baciata, l'aveva sfiorata e si erano lasciati con la promessa di rivedersi la sera successiva.
Questo era tutto quello che ricordava di lei. Questo e che aveva le sopracciglia tinte come i capelli. Niente di più. A chi gli chiese di lei non seppe dire nulla se non che i capelli erano rossi. E lisci.
Sapeva solo che quella sera si sarebbero visti, con un unico scopo.
La giornata era passata tranquilla, senza scossoni ed era strano per uno come lui.
Sapeva di non provare nulla per lei, non era neppure sicuro dell'attrazione fisica. Come avrebbe potuto se nemmeno si ricordava che faccia avesse? Era quasi infastidito da questa sensazione. Era come avere un appuntamento al buio dall'esito scontato. Era come attendere su un baratro, senza alcun brivido, senza alcuna attrazione per il vuoto un passo più avanti. Era qualche cosa di noioso.
Eppure.
Eppure quella sera l'aveva attesa. Per curiosità e per un brivido che quel giorno, proprio quel giorno, lo portava ad accontentarsi. Non per fatalismo, forse per pigrizia.
O all'epoca era ancora ripicca? Ripicca nei confronti di chi non importa, quello era uno di quei giorni in cui lui aveva bisogno di una ripicca. Come tutti.
Come forse sarebbe ricapitato.
Ecco. Se non era sentimento né attrazione fisica poteva essere ripicca. Era già qualcosa e non era impegnativo. Soprattutto non valeva nulla, come non vale nulla un gesto inutile.
Ma ne aveva bisogno. Dopo si sarebbe fatto schifo ma ancora non lo sapeva. Lo sospettava, certo, ma gli mancava quella sicurezza tale da inventarsi una scusa che fosse sufficientemente credibile ed altrettanto stupidamente patetica da raccontarla in giro.
Voleva la sua ripicca e in un modo o nell'altro l'avrebbe ottenuta.
Non era convinto di ciò che stava facendo e non aveva alcuna via di fuga. Per poter scappare il giorno dopo, quella sera si era rinchiuso in un angolo.
C'era una possibilità, a ripensarci l'unica, ma si sarebbe sentito troppo vile. No, all'appuntamento ci sarebbe andato. Non l'avrebbe fatta tornare a casa infastidita per un paio di quarti d'ora di troppo persi ad aspettare. Che lei potesse fare lo stesso se lo aspettava, e in questo caso lo sperava vagamente pur sapendo che come era successo altre volte questa volta non sarebbe andata così. Era inevitabile.
E poi era curioso.
Uscì di casa e andò ad una festa noiosa. Tutto sarebbe stato noioso in quel momento. Sapeva bene cosa lo attendeva, eccome se lo sapeva. Ma sembrava che andasse bene così. Che vi fosse una remota possibilità di errore. Che se non si fosse sbagliato tutto sarebbe stato talmente squallido da valerne la pena.
Arrivò in perfetto orario all'appuntamento.
Come lei che lui non riconobbe. Che lo riconobbe.
Non la riconobbe al punto che compianse chi sarebbe arrivato all'appuntamento di lei.
Lei lo fermò.
Era mora. Era riccia.
Ieri era rossa.
Ieri, oggi c’era stato un parrucchiere. Lui vedendola tentò la sola carta che gli restava per non affondare in ciò che sarebbe stato altrimenti inevitabile.
Cercò di giocare la carta che non avrebbe mai giocato, quella cha in altri casi avrebbe temuto e da cui sarebbe fuggito. Ma non glie ne restavano altre e scappare non era possibile. Dal momento che era li, non aveva alcun modo per andarsene.
La invitò a ballare. Aveva un piano. L'opposto del prevedibile. Si sarebbe ubriacato con scientifica precisione. Si sarebbe fatto abbandonare perché incapace di reggersi in piedi.
Lei rifiutò, aveva i tacchi.
Fu la scusa di un film. Lungo la strada lei cercava il suo numero di telefono, lui no.
Poi il film, poi.
Dopo, dopo tutto alla luce lei era noiosa. E forse lo era anche lui, in quel momento prevedibile. Ma non poteva vedersi. Anche se lo sapeva e ne provava fastidio.
Provava fastidio e noia, e rabbia per una ripicca mancata. Non si rividero più.
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