No virgola grazie
Ho freddo lungo la discesa, è maggio e ho freddo. E non è un freddo metaforico. Ho proprio freddo. I piedi freddi, le gambe fredde nei pantaloni troppo estivi. Due felpe con i rispettivi cappucci tirati su, sto pedalando e ho freddo. Ho appena passato una salita e ho freddo. Una mano in tasca, l’altra sul manubrio, tra poco penso che invertirò l’ordine.
Cazzo, che freddo.
Lei è li. In piedi sul marciapiede. È li in piedi in una posizione così scontata da non essere neppure equivoca.
Eppure non sembra, anzi, pare che aspetti qualcuno. Se ne sta lì, con la borsetta in mano, ad aspettare. Me o chiunque altro, eppure sembra che aspetti un’amica o un autobus, come si dice ai bambini.
Pedalando ascolto musica e quando mi dice “scopare” capisco tutt’altro. Anzi, continuando a pedalare dico “prego?” (sia mai che si fosse persa, magari vuole un’informazione) ma lei ancora “scopare, scopare”. Dico “no, grazie”. No virgola grazie.
Poi è ancora strada in bicicletta, poi è freddo, notte e tristezza.
Cazzo, che freddo.
Lei è li. In piedi sul marciapiede. È li in piedi in una posizione così scontata da non essere neppure equivoca.
Eppure non sembra, anzi, pare che aspetti qualcuno. Se ne sta lì, con la borsetta in mano, ad aspettare. Me o chiunque altro, eppure sembra che aspetti un’amica o un autobus, come si dice ai bambini.
Pedalando ascolto musica e quando mi dice “scopare” capisco tutt’altro. Anzi, continuando a pedalare dico “prego?” (sia mai che si fosse persa, magari vuole un’informazione) ma lei ancora “scopare, scopare”. Dico “no, grazie”. No virgola grazie.
Poi è ancora strada in bicicletta, poi è freddo, notte e tristezza.
Etichette: Notturni

1 Comments:
solo te potevi scrivere una roba poetica e accattivante sulle "donne di strada"...
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